Politica

Il caso francese e la fine del conflitto destra-sinistra

Scritto da Edoardo Di Benedetto. Postato in Politica

Il potenziale ballottaggio Macron-Le Pen alle elezioni presidenziali francesi si pone l'obiettivo di scrivere una nuova pagina della politica europea

 

Mancano circa tre settimane al primo turno delle elezioni presidenziali francesi e si profilo uno scontro inedito al ballottaggio del 7 Maggio. Per la prima volta, infatti, dal 1958, anno di nascita della V Repubblica, al ballottaggio potrebbero confrontarsi due candidati non appartenenti alle due principali famiglie politiche di riferimento del Paese. Il possibile e sempre più probabile confronto fra Emmanuel Macron, ex Ministro dell’Economia del Governo Valls e fondatore del movimento politico <<En Marche>>, e Marine Le Pen, leader del <<Front National>>, evidenzia la crisi delle aree politiche tradizionali e la progressiva perdita di centralità della contrapposizione fra destra e sinistra. Questa linea di frattura, già in declino dagli anni Ottanta, dove sia i partiti di governo di destra che quelli di sinistra cominciarono a operare in maniera simile anche a causa dell’integrazione europea in campo economico e, soprattutto, monetario, appare oggi definitivamente anacronistica per via dello spostamento delle istituzioni europee nell’agenda dei Paesi membri. Infatti, inevitabilmente l’Unione Europea, che era già entrata nel dibattito politico degli Stati, soggi è parte della politica interna, poiché emerge la consapevolezza, anche fra gli elettori, che le più importanti decisioni riguardanti l’economia e il lavoro, i principali temi d’interesse, sono decise a Bruxelles e non più nelle capitali europee. In questo contesto, dunque, la linea di frattura è rappresentata da chi propone una maggiore integrazione al livello istituzionale e chi, invece, il ritorno allo Stato-nazione con la dissoluzione dell’UE. Risulta palese, dunque, quanto sia deficitaria un’analisi politica basata sul conflitto fra una destra liberal-conservatrice e una sinistra liberal-socialista. Infatti, in tutti i principali Paesi europei emergono coalizioni di governo in cui sono presenti destra e sinistra insieme, come in Germania e, seppur in forme diverse, in Spagna, oppure leader politici, che sono difficilmente collocabili nelle tradizionali divisioni politiche del Novecento e che rifiutano loro stessi un’appartenenza a queste categorie. Per tale ragione il potenziale scontro fra Macron e Le Pen rappresenta un drastico cambiamento non solo per la Francia, ma per tutta l’Europa, poiché i due leader sono oltre la destra e la sinistra. Se Le Pen, pur partendo da una storia di radicalismo di destra, ha progressivamente eliminato i suoi richiami ideologici e cerca di rappresentare il disagio e la paura nella società europee con proposte, che potrebbero trovare concordi molti esponenti della sinistra radicale, Macron nei suoi comizi afferma palesemente il suo non essere <<né di destra né di sinistra>>, tentando di mettere insieme i principali leader di governo della Francia repubblicana, come de Gaulle e Mitterrand. In un contesto sempre più <<europacentrico>>, sia nel caso dei suoi fautori che in quello dei suoi oppositori, appaiono anacronistici anche i principali partiti europei, il PPE e il PSE, che rappresentano con qualche sfumatura un convinto europeismo. La battaglia, infatti, non è più fra un’Europa sociale o liberista, ma fra l’Europa e la sua dissoluzione. E’ una battaglia non solo elettorale, ma culturale e antropologica.