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Grazie Matteo, ne valeva la pena. Adesso la sfida del Congresso

Scritto da Antonella Gramigna. Postato in Politica

Attenta analisi degli scenari post Referendum Costituzionale, con al centro Matteo Renzi

 

Un silenzio assordante da Domenica scorsa, da parte di Matteo Renzi. Fino alla notte di sabato, quando ha pubblicato un post sulla sua pagina social. “Torno a Pontassieve, come tutti i fine settimana. Entro in casa, dormono tutti. Il gesto dolce e automatico di rimboccare le coperte ai figli, un’occhiata alla posta cartacea arrivata in settimana tanto ormai con internet sono solo bollette, il silenzio della famiglia che riposa. Tutto come sempre, insomma. Solo che stavolta è diverso.”

Così inizia il lungo saluto a Palazzo Chigi. Un saluto malinconico e addolorato, non perché lascia la poltrona, ma perché c’è il rammarico intimo e forte di non aver saputo trasmettere fino in fondo la necessità del cambio di passo di cui l’Italia necessita da tempo. Ma gli italiani, quel 60 per cento diciamo, hanno deciso di rimanere così. Nella palude. Almeno per ora, diciamolo. C’è un popolo comunque in cammino, che non si rassegna, che non si ferma e che continua a sperare nel futuro.

I mille giorni di governo hanno realizzato, di fatto, numerose azioni, dal lavoro ai diritti, dal sociale alle tasse, dall’innovazione alle infrastrutture, dalla cultura alla giustizia. E’ mancato l’atto più importante, quello della riforma costituzionale. E si sente proprio tutto quell’amaro in bocca che sente anche Matteo Renzi, l’ex Premier. Una riforma che forse faceva paura a molti, ma che serviva all’Italia, e non al Governo, e che avrebbe permesso di risparmiare tempo e denaro, dando stabilità. “Ma quando il popolo parla, punto. Si ascolta e si prende atto” scrive sempre Renzi. Si è dimesso, con dignità e serietà. Ma quello che in tanti gli chiedono è di non mollare. Numerosi, milioni possiamo dire, di messaggi arrivati attraverso vari canali, lo pregano di continuare questo percorso importante, necessario. Non ha accettato il “Rieccolo”, accettando il Renzi- Bis proposto.

Un Governo più rappresentativo possibile, ” un Governo di tutti” aveva detto prima di lasciare la sede del Pd, dal nome ” Governo di responsabilità nazionale”. Questa è stata la sua proposta ufficiale, un governo transitorio con una maggioranza nuova che comprenda “la più ampia partecipazione delle forze politiche”, per affrontare “le importanti scadenze del paese.

E tornando alla figura di Matteo Renzi, per il condottiero della campagna referendaria che avrebbe portato l’Italia ad essere un paese più forte e competitivo, cosa si profila? Il giovane boy scout di Rignano, che sin dalla prima Leopolda incarnava quella “nuova sinistra pragmatica e risoluta”  pronta a ” rottamare” ciò che non funzionava, ed anzi bloccava il Paese, ha trasmesso un linguaggio diverso e la speranza, soprattutto ai giovani, di un futuro senza ” inciuci” e con idee diverse, ha raggiunto Palazzo Chigi.

D’accordo, il suo approdo al governo è stato, forse, un po’ troppo deciso per come siamo abituati, ma da subito abbiamo visto che quelle ” promesse” fatte dal palco della stazione dismessa, si stavano traducendo in realtà. Ai milioni di italiani che vogliono un futuro di idee e speranze per il nostro Paese lui scrive che non si deve mai smettere di riprovare e di credere.  Quel “ragazzo”, denigrato da molte forze politiche, ed annessi militanti, compreso qualcuno dei suoi, perché attorniato da poteri forti, dicevano.

Quei poteri così dannosi che secondo alcuni avrebbero “pilotato” con strategia sistemica il SI, garantendosi, così, l’egemonia sul Paese. Oggi si rende evidente che quei poteri così “forti” non lo sono stati. Che, in fondo, quel ragazzo di Rignano, pur ascoltando come giusto, tutte le considerazioni del mondo economico e finanziario, valutando il rinnovamento italiano come unica arma per avere voce e rispetto in Europa e nel mondo, aveva dalla sua tanti simpatizzanti ed elettori. Milioni di italiani che hanno riempito le piazze, i comitati, i confronti in ogni luogo, e che gli hanno dato fiducia, od almeno ne hanno data alla riforma costituzionale, che ricordiamo essere stata votata da “tutti”, dopo sei riletture.

Salvo poi, voltare le spalle e disattendere, proprio dai suoi. Così va l’Italia. Un Paese che resterà sempre al palo, che non si consente di cambiare in meglio, che sarà sempre garantista delle poltrone e dei benefici e non della crescita. Anche dall’estero arrivano messaggi sconfortanti, dal declassamento del rating, dagli investitori che si allontanano, dalle banche in crisi, ai maggiori esponenti delle nazioni che si rammaricano dell’esito, non rispettoso del grande lavoro compiuto.  Ed i commenti post voto, al di là delle prese di posizione di taluni, irresponsabili, diciamolo pure, che riaffermano ( chissà con quale soddisfazione?) il loro potere, vanno in questa direzione. “E adesso che accadrà? E tutte le leggi fatte che fine faranno? ” Ed il Pd, senza Renzi alla guida, sarà ancora così forte?

Ci sono migliaia di luci che brillano nella notte italiana. Proveremo di nuovo a riunirle. Facendo tesoro degli errori che abbiamo fatto ma senza smettere di rischiare: solo chi cambia aiuta un Paese bello e difficile come l’Italia.” Conclude Renzi nel suo saluto pubblicato, ed aggiunge ” Noi siamo quelli che ci provano davvero. Che quando perdono non danno la colpa agli altri. Che pensano che odiare sia meno utile di costruire. E che quando la sera rimboccano le coperte ai figli pensano che sì, ne valeva la pena. Sì, ne varrà la pena. Insieme. Ci sentiamo presto, amici. Buonanotte”

Domenica 18 dicembre con molta probabilità si aprirà la fase congressuale. E moltissimi torneranno di nuovo a occuparsi di politica per ricostruire il percorso interrotto, dando sostegno a quel sognatore che ha creduto di portare aria nuova e fresca nei corridoi stantii della vecchia nomenclatura. Un sognatore, forse, che ha sperato fino da ultimo che l’Italia fosse pronta ad accettare la sfida del cambiamento, che potesse diventare un paese snello e moderno, desiderabile per gli investimenti. E che congresso sia! Vai avanti così Matteo! E auguri a tutti noi.

 

                                                                                                             Fonte Stamptoscana.it