Economia

Economia Reale vs Finanza

Scritto da Pietro Gramaglia. Postato in Economia

La situazione attuale e i prossimi possibili sviluppi

 

Qualche giorno fa il Dott. Vito Lops ha pubblicato sul Sole 24 Ore un interessante articolo sul valore dei mercati azionari mondiali che ad oggi valgono più del PIL globale, un dato che aiuta a far riflettere sulla situazione dell'economia delle nazioni; queste di fatto stanno assistendo a due aumenti di valore: una crescita controllata del loro prodotto interno lordo, che in parole povere può essere considerato come la "ricchezza reale della nazione" e ad una crescita, più rapida della prima, del valore della capitalizzazione delle società. Alcuni statisti esprimono timori per una possibile correzione al ribasso, una piccola bolla, che potrebbe far scivolare nuovamente listini e indici economici.

Una considerazione più opportuna tiene conto però di più ampi fattori: i 77.700 miliardi di dollari che oggi capitalizzano le azioni nei mercati mondiali andrebbero confrontati con la quantità  di moneta conservata in metalli preziosi e in contratti finanziari fini a se stessi che offrono riparo dalla svalutazione, questi due elementi di fatto costituiscono la c.d. "cassaforte finanziaria". Uno sbilancio di un'allocazione finanziaria rispetto all'altra segnala una fiducia o una sfiducia dei grandi investitori verso l'economia reale.

Oggi i grandi investitori sono ancora cauti, certamente con più fiducia verso i sistemi economici di quanta ne avevano nei primi anni post crisi 2008 e le nazioni hanno dimostrato inoltre di aver avviato un buon percorso di riforme ma siamo ancora lontani dal poter dire che le condizioni del sistema geo-economico-fiscale-politico-sociale siano ottimali o tali da permette un sicuro ritorno di fiamma tra i grandi investitori e i Paesi europei.

E' certo che questo segnale degli alti valori dei titoli azionari sia da considerarsi come un aumento di fiducia nei confronti dei grandi paesi e quindi delle società  che vi lavorano ma è un momento delicato, proprio così, perchè questa è una piccola scommessa che fondi d'investimento, banche e altri gruppi stanno facendo sulle economie, una piccola parte della moneta ancora in cassaforte, un piccolo ulteriore investimento che si pone come spinta creditizia per i paesi e le società  private che se dimostreranno di saperlo usare correttamente con investimenti pubblici di valore, per i primi, e con efficacia, efficienza ed etica per i secondi avranno poi la possibilità di vantare maggiori pretese.

Si può quindi considerare, in contrasto al pensiero degli statisti, che se gli operatori economici saranno capaci di sfruttare l'occasione si assisterà  non ad una significativa correzione al ribasso bensì ad un aumento significativo del PIL globale che riporterà quindi ad un corretto scarto tra finanza e economia reale.

Ulteriori aspetti da considerare sono quelli riguardanti gli sviluppi di alcune situazioni incerte come la politica dei nuovi eletti Trump e Macron, le decisioni del Parlamento inglese in merito alla brexit, le continue tensioni in Medio Oriente e le mosse geopolitiche di Cina, Giappone e Russia.

I segnali per un'accelerazione della ripresa economica ci sono insomma e per questo dobbiamo dire grazie alla politica monetaria della BCE che ci ha salvato negli anni neri dopo il 2008 e ha funzionato secondo le previsioni di Mario Draghi; adesso tocca alla politica dei singoli stati creare le condizioni per procedere nella giusta direzione cercando di cogliere le opportunità  del momento che nel medio e lungo periodo possono portare verso lo sviluppo di un benessere tangibile costituito da aumento dell'occupazione, leggera inflazione, aumento dei livelli salariali e riduzione del debito pubblico. In Italia, grazie alle riforme economiche del Ministro Pier Carlo Padoan, siamo riusciti a muoverci in tempo e a rimetterci in pista. Possiamo quindi pensare che se una buona politica monetaria ed economica continuerà  la ripresa farà  lo stesso ma c'è ancora molto lavoro da fare.

 

Dott. Pietro Gramaglia