Economia

E anche oggi innoviamo domani

Scritto da Federico Luchi. Postato in Economia

Il recente stop ad Uber è solo uno dei sintomi del difficile terreno per innovazione rappresentato dal nostro paese.

 

Oramai è un dato di fatto, in Italia resta fino ad oggi una sfida che ingolosisce molti ma che non viene trasformata in realtà.

Basti pensare a quanto successo di recente con Uber, la app che permette di rispondere per via digitale alle esigenze di chi ricera un servizio taxi a prezzi per tutte le tasche. Il tribunale di roma ha infatti imposto il blocco ai servizi offerti  nel nostro paese dall’azienda,  venendo quindi incontro alle richiste da parte dei taxisti e non riuscedo a conciliare pragmaticamente le ragioni di questi con quelle dell’innovazione.

E’ innegabile la necessità di innestare ammodernamento all’interno del sistema di business di questo settore, lo dimostra il successo ottenuto da alternative di Car-Sharing come BlablaCar ecc. che hanno sostituito il centro di coordinamento telefonico con la tecnologia e ridotto notevolmente le tariffe di servizio. Non è però stato raggiunto un punto d’incontro tra chi sostiene un cospicuo investimento nell’acquisto di licenza di  taxi e chi vuole invece ampliare gli orizzonti di soluzioni con il tallone d’Achille dell’impossibilità di scioperare.

Sembra che nel nostro paese si cerchi di frenare un fenomeno che pian piano si sta diffondendo ovunque; modifiche nel modo di fare le cose possiamo trovarle nel sistema di trasporti come ad esempio Amazon che investe molto nell’immediata consegna di un prodotto, fino ad arrivare appunto alla condivisione di una risorsa da parte di privati. Anche gli stessi taxisti e le auto attuali saranno tra qualche anno sostituite da macchine che si guidano da sole e da nuove figure di impiegati in tale ambito.

Uno Stato astuto e lungimirante non deve quindi fare catenaccio arroccandosi sulla trdizione,ma saper sfruttare i cambiamenti che bussano alle porte per assimilarli nel proprio sistema e trarne guadagni da indirizzare alla reintroduzione nel nuovo mondo del lavoro di chi proviene dalla tradizione. 

Come Italia siamo ancora indietro, ma basterebbe trovare la volontà collettiva per recuperare terreno perduto.